L´ occhio bionico HD della Bionic Vision Australia

L’ occhio bionico è realtà grazie ad un gruppo di ricerca della Bionic Vision Australia (BVA). Il paese è stato sede del primo impianto dell’orecchio bionico funzionante nel 1978 e ora, nel 2012, arriva una nuova versione di un occhio bionico, ed i ricercatori della BVA annunciano il successo della loro prima prova di un’ impianto retinico.

Dopo anni di buio causati da una retinite pigmentosa Dianne Ashworth, ha iniziato a vedere forme e luci direttamente dai nervi ottici ai centri di visione del suo cervello. Il miracolo avviene tramite una fotocamera installata su degli occhiali che inviano i dati delle immagini in un elaboratore esterno, che a sua volta invia il segnale all’impianto installato dietro l’orecchio del paziente che ha il compito di trasmettere i dati agli elettrodi situati dietro l’occhio che simulano la retina fino alle zone del cervello relative alla visione.

“Questi risultati hanno rispettato le nostre migliori aspettative, dandoci fiducia che, con un ulteriori sviluppi siamo in grado di realizzare una visione utile” come riferisce il professor David Penington, presidente del Bionic Vision Australia. “Rimane ancora molto da fare per utilizzare al meglio l’impianto attuale. Il prossimo grande passo sarà quando avremo varato impianti e dispositivi completi.”

L’occhio della BVA impiega un approccio simile a quello americano l’Argus II, che utilizza una videocamera indossata su una fascia per fornire la visione. L’Argus II vanta 60 elettrodi, mentre il prototipo australiano ne ha 24, ma la BVA prevede di testarne uno migliorato fornito di 1024 elettrodi in grado di offrire il riconoscimento facciale e la lettura di stampe di grandi dimensioni entro il 2014.

L’ occhio bionico della BVA non è affatto l’unico esemplare in commercio, infatti l’Argus II risulta essere già disponibile in Europa. Ma la Bionic Vision Australia è in rapido recupero, con almeno 12 progetti di occhio bionico in progressione nei laboratori di tutto il mondo, il futuro sarà certamente più luminoso per le persone affette da questa condizione altamente invalidante.