Palazzi autosufficienti ed ecosostenibili per Shenzhen

shenzhenCome una delle città più densamente popolate della Cina, Shenzhen ha avuto a che fare con un improvviso boom demografico, lasciando agli urbanisti spazi per idee a progetti di costruzioni innovative che gestiscono le risorse e lo spazio in modo più efficiente. Ci sono state alcune proposte insolite, ma l’ultimo disegno dello studio di architettura Francese, Vincent Callebaut Architects, probabilmente è il più originale. Il gruppo ha recentemente rivelato il suo concetto di “Asian Cairns” (Cumuli di pietre Asiatiche), una serie di sei edifici sostenibili ed autosufficienti che assomigliano a una pila di ciottoli in grado di produrre anche il cibo dalle coltivazioni contenute nella struttura.

Lo studio di architettura francese non è estraneo alle strutture non convenzionali, avendo già progettato una città galleggianti più o meno con lo stesso stile, questo nuovo progetto ha il compito di creare una struttura urbana che tenga conto della crescita della popolazione di Shenzhen, garantendo una produzione di energia superiore a quella consumata, lo studio di architetti Francese ha deciso di progettare una serie di sei edifici formati da pile di piccole rocce che in genere vengono costruite dagli escursionisti per segnare percorsi. I piani richiederebbero e gli edifici dovrebbero essere disposti su uno spazio di 320.000 metri quadrati (circa 79 ettari), con vegetazione incorporata in quasi tutta l’area, anche all’interno delle stesse strutture.

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Ogni struttura è composta da una torre centrale con una serie di ciottoli con sezioni ad aspirale verso l’alto che salgono sempre più in alto ed allo stesso tempo si riducono di dimensioni. I piani o “sassi” sono suddivisi in più piani e sagomati come degli anelli concentrici di acciaio, che si collegano alla torre centrale attraverso raggi. L’idea è che ogni “sassolino” può essere personalizzato per soddisfare una varietà di esigenze, come abitazioni, uffici, negozi, aree ricreative, ecc. La torre principale sarebbe collegata ad ogni sezione per essere in grado di trasformare ogni edificio in una comunità autosufficiente, riducendo la necessità di uscire in modo tale da diminuire le emissioni di CO2 nella zona.

I progettisti hanno pesantemente incorporato la vegetazione con vari frutteti e giardini disseminati sia all’interno che all’esterno degli edifici. Le pareti esterne sarebbero trasparenti per permettere alla luce solare di entrare in ogni ciottolo, trasformando alcuni spazi funzionali in serre per la coltivazione di prodotti freschi. Qualsiasi rifiuto liquido o solido organico prodotto dalla torre giorno per giorno viene riciclato e riutilizzato in agricoltura all’interno dell’edificio. Anche la parte superiore di ogni piano dovrebbe includere lo spazio per la coltivazione di piante e alberi, sia per il cibo o semplicemente come decorazione.

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Per l’energia, sono previste un sacco di celle solari fotovoltaiche e fototermiche, con turbine eoliche assiali che si sviluppano lungo la parte superiore di ogni sezione. Riuscendo effettivamente a fornire più potenza di quella utilizzata il tutto senza consumo di combustibili fossili e con una riduzione delle emissioni di CO2.

Mentre il design dell’Asian Cairns è sicuramente accattivante, è difficile dire se il concetto si tramuterà in costruzione. Se le torri hanno la capacità di produrre un valore positivo di energia e di risorse, come attestano i progettisti, che tra l’altro sarebbe di grande aiuto alle crescenti preoccupazioni ambientali della zona, non credo che sia una soluzione valida e definitiva per l’alta densità abitativa. In questa fase del progetto, lo studio di architettura Francese Vincent Callebaut Architects ha mappato gli edifici per un cliente privato, ma non è emerso alcun piano effettivo per costruire.